Parrocchia ss trinita,
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PARROCHIA SS. TRINITA' - TEL. 099 9713663; 099
9737671 - 74024 MANDURIA (TA) DIOCESI DI ORIA
La Chiesa
attuale, non si impone subito alla vista del visitatore dato
rinfittirsi di case in questa parte del centro storico: ma
si scopre nell'eleganza della sua facciata quasi all'improvviso,
percorrendo un vicolo angusto.
Sorta probabilmente sull'antica costruzione di Ruggero, fu iniziata
verso la fine del secolo XV e completata verso la fine di
quello successivo - come attestano le testimonianze epigratiche e
modificata negli anni 1937-39 ad opera dell'architetto Cesanelli,
che la liberò dalle sovrastrutture sette-ottocentesche.
TI prospetto del Tempio è rivolto a ponente, come soleva farsi per
tutte le chiese costruite durante il XII e XIII sec.. affinchè
il sole nascente, penetrando nel sacro edificio attraverso le
finestre dell'abside, illuminasse subito con i suoi raggi dorati la
Gran Croce dell'altare maggiore.
La facciata monocuspidata, che termina in cima con due curvi
salienti dentellati, è divisa da lesene in tre zone verticali;
quelle laterali più basse, si raccordano al corpo
centrale con cornici più semplici ed oblique, mentre ripetono in
orizzontale il motivo dentellato.
Nella zona centrale si ammira in alto il magnifico grande rosone
gotico-rinascimentale, intagliato in pietra dura locale: una
triplice corona, con tralci di viti, figure di profeti, vaghe
testine di angeli, racchiude una grande vetrata policroma, che reca
dipinto nel centro, su disegno del Cesanelli, un bei calice
raggiato.
Vi sono tré ingressi: i due laterali sono di fattura settecentesca,
quello centrale è opera del maestro Raimondo da Francavilla del
1532, come testimonia una iscrizione incisa sulla cornice superiore
del portale: M.G.R. RAYMDS DE FRANCAVILLA MEFECITA.D. 1532.
Su questa comice poggiano cinque statuine in
pietra, alcune mutilate: quella mediana che rappresenta il Redentore
, reca la
scritta : RESURREXIT DMS.
Due esili ed eleganti paraste, scolpite a bassonkevo con motivi
floreali a candeliera delimitano la luce del portale, la cui
trabeazione è articolata dal fregio limitato agli estremi dai due
capitelli delle paraste, che rappresentano teste umane, sotto i
quali figurano due stemmi della città: l'albero del mandorlo (privo
ancora del recinto).
Sulla trabeazione si impone una lunetta ad arco
ribassato in cui è collocato l'alto rilievo dell'Eterno Padre che
regge sul grembo il Cristo deposto dalla Croce, mentre due angeli
reggono un panneggio alle Sue spalle.Ai piedi si legge la scritta:
HII TRES UNUM SUNT, chiaramente riferita a questa raffigurazione
della Trinità a cui è intitolata la Chiesa.
Nei pennacchi della lunetta sormontata da un architrave è
rappresentata l'Annunciazione.
Nel triangolo di sinistra l'Arcangelo Gabriele tiene nella mano
sinistra un fiore e la mano destra benedicente rivolta verso la
Vergine che ascolta in piedi l'Annunzio, illuminata dallo Spinto
Divino sotto forma di colomba.
Un'altra iscrizione sull'architrave del portale ricorda che il
sacerdote Panteleo Palmerio. in ossequio al Signore, piamente volle
donare 60 monete d'oro per le sculture di questa facciata:
AD DEI SERVITUTEM DONUS PANTUS PALMERIUS IN OSTII HUIUS CELATUM OPUS
EXPONERE PIE VOLVIT.
Le due paraste del portone d'ingresso recano: su quella di sinistra
un putto in bassorilievo che ha nelle mani un soffietto e poggia i
piedi in una vasca (forse un fonte battesimale).
Una iscrizione non meglio interpretata dice: TUCTO EVENTO, alludendo
alla brevità della vita e alla caducità delle cose umane.
Sulla parasta di destra, un teschio, pure in bassorilievo_, porta
inciso con diverse abbreviazioni, questo monito: VIDE QUUL ERIS QUI
MUNDA GAUDIA QUERIS.
La pietra usata è un calcare bianco locale "pietra di Carovigno",
che in queste zone ha per lungo tempo sostituito il marmo.
Con il passare degli anni questa pietra ha assunto una calda patina
dorata, mentre l'acqua piovana e i licheni hanno annerito gli
sporti.
Fanno guardia ai due lati dell'ingresso due leoni in pietra dura di
antichissima fattura, caratteristici del romanico pugliese, che
l'abate Lugano ritenne stilofori dell'antico portico della Chiesa.
Su uno degli ingressi laterali vi è scritto:
INTRATE IN CONSPECTU D. NI CUM DEVOTIONE.